Dall’arte di comunicare all’insofferenza di essere notizia
Pubblicato da Bernardo Bonaventura su 4 settembre 2009

Il Premier Berlusconi è sempre stato ossessionato dalla sua immagine e da come essa appariva agli occhi dell'opinione pubblica. Cosa succederà adesso che l'immagine si sta sgretolando?
Tra le doti di politico universalmente riconosciute a Berlusconi vi è, senza dubbio, l’ars oratoria e l’innata capacità di vendere la sua figura. Forse sarebbe più saggio affermare che il Presidente del Consiglio è un vero maestro di comunicazione e che, in varie occasioni e tramite differenti mezzi, è riuscito a crearsi un’immagine di Presidente vicino alla gente.
Tale risultato è frutto di una serie di politiche comunicative che hanno convinto, e talvolte persuaso, l’opinione pubblica sulla bontà dei suoi propositi politici. Vari sono gli esempi. Il vestire sempre in maniera uniforme (giacca blu scura, camicia celeste e cravatta blu scura) e il mantenere sempre la stessa pettinature e mimica facciale hanno aiutato il premier a costruirsi come un’icona di riferimento per la popolazione. In molti paesi del sud America o dell’Africa dittatori e leader di partito utilizzano tute militari o costumi caratteristici (ben nota è la vestigia del Colonnello Gheddafi). Stalin è ricordato per i suoi baffi (cd. Baffone). Che Guevara per il berretto rivoluzionario. Berlusconi forse per la bandana.
Inoltre, Berlusconi non perde occasione per presenziare in eventi dove si ritrova a diretto contatto con la popolazione. In questo senso, è riuscito a trasformare una catastrofe dell’Aquila in un successo mediatico, facendosi fotografare tra le macerie in compagnia di Obama e proclamando ai quattro venti le prossime vacanze in Abbruzzo. Va detto che un leader politico che si precipita sul luogo di una tragedia compie un gesto sicuramente ammirabile che denota un alto senso di responsabilità. Questo ovviamente è vero se la finalità dell’”apparizione” è effettivamente quella di rendersi conto dell’accaduto e garantire, tramite la propria visibilità, un pronto recupero dal disastro. A quanto pare, terminati i lavori del G8 si sono esauriti anche gli interessi del Presidente verso i terremotati. In molte città, le tende non sono state rimpiazzate da i promessi container ed i lavori di ricostruzione sembrano lontani dall’avere un inizio.
L’esempio dell’Aquila mostra come Berlusconi riesca a mascherare con un’immagine vincente i problemi che il suo governo affronta. Da esperto industriale e marketer, ha compreso che agli occhi dell’opinione pubblica (spesso disinformata per motivi culturali, di tempo, di interesse) conta di più ciò che si vede rispetto a ciò che sta dietro le quinte, la famosa sostanza delle cose.
Sin dalla sua ascesa in campo, al termine di un altro terremoto ma di natura politica (Tangentopoli), la strategia del far prevalere l’immagine sulla sostanza ha sempre funzionato. I suoi esecutivi sono rimasti in carica per periodi record, ha quasi sempre goduto di ampie maggioranze nelle camere ed è stato in grado di far passare provvedimenti legislativi ai limiti del colpo di stato. Sempre sfoggiando un bel sorriso e rassicurando la gente con parole semplici e di facile assimilazione.
Ma cosa succede quando l’immagine comincia a scricchiolare? Per molti osservatori internazionali (The Economist e The NYT su tutti) il rapporto consolidato tra Italiani e Berlusconi sta cominciando ad affievolirsi a causa dei ripetuti scandali di natura sessuale che hanno coinvolto il premier in questi mesi. Inoltre, il rapporto con la Chiesa, vero motore di voti in un paese cattolico come il nostro, ha subito una brusca interruzione a seguito dell’attacco di Feltri al direttore dell’Avvenire, Dino Boffo.
A mio avviso, è difficile prevedere una profonda crisi per il premier. E’ vero, d’altro canto, che l’immagine del cavaliere sta lentamente cambiando agli occhi dell’opinione pubblica e che la rottura con la Santa Sede potrebbe rivelarsi un duro autogol politico. Di questo Berlusconi è consapevole. Lo si capisce del nervosismo con il quale attacca (querelandoli) giornali e giornalisti di mezzo mondo. Di sicuro c’è che Berlusconi sta correndo il rischio di veder smantellata la maschera di Premier perfetto che ha costruito per anni.
BB