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Idee, proposte per uno Stivale che non calza più

Storie di marinai, di navi in tempesta e di capitani più o meno coraggiosi

Pubblicato da Bernardo Bonaventura su 29 ottobre 2009

Le tanto annunciate primare del PD hanno finalmente, dopo estenuanti mesi di attesa, incoronato Bersani, preannunciato e favoritissimo alla vigilia, nuovo condottiero del sommergibile bucato del centrosinistra italiano.

Il povero Franceschini non è bastato l’aiuto mediatico della Serracchiani in Veneto (unica regione in cui ha vinto la sfida con Bersani) o di Cofferati in Liguria (quest’ultimo non è stato di grande aiuto all’ex braccio destro di Veltroni). La sconfitta è stata netta e senza appello. Di fatto, la si può interpretare come una manifestazione di volontà dell’elettorato di sinistra, o per meglio dire una insofferenza manifesta, di riportare il partito verso un’approccio meno cattolico, meno moderato, più progressista (nel senso antico del termine).

Franceschini, è stato il secondo ex democristiano ad assaporare la furia dei propri elettori. Il primo fu Rutelli, che regalò di fatto con la sua presenza la poltrona di sindaco di Roma ad un incredulo Alemanno.

La scelta di Bersani può significare una netta voglia di tagliare corto con i compromessi e con le alleanze verso il centro, verso i cattolici, e di ritornare verso le radici di sinistra. Non a caso, lo stesso Bersani si è affrettato subito a dire che intende immergere il partito in una nuova linfa socialista. Il cambiamento di rotta non è stato particolarmente gradito nel club moderato-cattolico del PD, che si sa non è proprio incline al cambiamento. Rutelli, da par suo, sentendo la mala parata ha rivelato a Vespa la sua intenzione di confluire, non si sa quando ne con chi, in quella che Guzzanti (figlio) definì in un suo spettacolo, la grande orgia centrista, nella quale Casini rappresenta il deus ex machina.

La radiografia del PD rivela una frattura scomposta molto difficile da curare. Bisognerà vedere se la frattura potrà portare un beneficio al partito o la definitiva sconfitta. Da un lato, l’allontanamento, più o meno cercato, della Rutelli crew porterà una maggiore unità di visioni tra gli elementi del partito. Dall’altro lato, il già esiguo numero di elettori andrà ulteriormente a scemare, almeno in un primo tempo a favore, presumibilmente, dell’UDC e della Lega (per precauzione non nomino il PDL).

Bersani è il capitano di un sommergibile che sta affondando mentre parte dell’equipaggio tenta di scappare. Evodentemente, non è capitato in un momento facile (una menzione a parte meriterebbero gli scandali di natura sessuale di alcuni eminenti rappresentanti istituzionali – vedi Marrazzo). La strada delineata sembrerebbe netta e tortuosa. Semplicemente, in bocca al lupo.

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